La Banda e il Cavallo di Fuoco

Documento senza titolo “…i 200 metri più significativi ed emozionanti di tutta la mia vita!”…risposi così alla domanda di un amico, mentre avevo già i brividi per il corpo!! La storia del Cavallo di Fuoco è segnata per larga parte dal rapporto stretto e diretto con la Banda cittadina; rifondata nel 1979, attraverso la spinta e l’entusiasmo ritrovato di molti ripani, ha il principale scopo di accompagnare i momenti più importanti della tradizione collettiva. A maggior ragione, nel momento più alto e nobile della ripanità, c’era bisogno del prezioso e fondamentale apporto della musica, la nostra musica, quella della marcia n° 23. Perché è proprio questo il brano suonato dalla Banda in quella serata, che ne accompagna gli attimi più significativi, che riscalda le migliaia di anime presenti, una folla oceanica che si emoziona su note oramai inconfondibili. Già in mattinata l’attesa è percepita in maniera straordinaria: il Corpo Bandistico comincia il giro del paese suonando le marcette, si cominciano ad intravedere anziani sorridenti, bambini che battono le mani a tempo, persiane che nascondono giovani appena alzati…tocchiamo tutte le zone nevralgiche di Ripa, con tappe obbligatorie a godere dei banchetti con cibo e bevande, offerti gentilmente da bar e privati. Tornando nella piazza principale ci accingiamo a svolgere il compito più importante della mattinata; marciare verso Piazza Donna Bianca De Tharolis, dove il Cavallo aspetta la Banda per essere accompagnato nuovamente in Piazza Ascanio Condivi, dove riceverà la benedizione del vescovo. Già la folla è numerosa, molti radunati dall’eco della nostra marcia, eseguita nel tratto di strada precedentemente descritto. Ora si sono alzati veramente tutti, anche chi la domenica a quell’ora non dà alcun segno di vita! La Banda posa con il Cavallo di Fuoco, per una foto che andrà nella storia. Cosa molto importante da dire, si è riusciti nell’intento, grazie ai gemellaggi tra il Corpo Bandistico cittadino e altri complessi di diverse regioni d’Italia, di portare queste formazioni musicali a Ripatransone, proprio nei giorni successivi alla domenica di Pasqua. Ricordo con piacere i bandisti di Procida (NA) e quelli di Castione Andevenno (SO) , eseguire il loro concerto in questo fine settimana, nello splendido Teatro Mercantini, ed accompagnarci la domenica per poi assistere al meraviglioso spettacolo finale. Grazie alla Banda, allo sforzo del maestro Vespasiani e dei suoi collaboratori, tutto ciò è divenuto realtà. Offrire il giorno più bello, più emozionante ed intenso della vita ripana, ad amici così fisicamente lontani, che potranno raccontare con entusiasmo questo bellissimo periodo trascorso. Ora, eravamo rimasti alla foto…già, scattata insieme ai nostri colleghi, nelle edizioni in cui essi erano presenti. Cresce l’attesa, la Banda va a pranzo e si prepara già alla processione, penultimo atto della giornata. I due rami della piazza si vanno via via riempiendo, e quando escono le varie confraternite con i loro vessilli, assieme al Corpo Bandistico, lo spettacolo è già suggestivo; l’oscurità fa il resto, creando un clima davvero particolare, che è davvero difficile spiegare. Cominciamo il giro e, solo per un’ora il rispetto per i simboli della Chiesa prende il posto all’entusiasmo sfrenato, la crescente ed infinita attesa viene custodita in silenzio dal cuore di ognuno; non bisogna neanche sforzarsi molto per comprenderlo, è talmente evidente dagli sguardi delle persone ai lati delle strade, mentre tra un colpo di piatti e uno squillo di tromba, cominci anche tu ad avvertire una sensazione unica, un formicolio misto a leggeri tremolii, la voce del sacerdote, le mazzate decise della cassa, il brusio assolutamente contenuto ed educato della folla. Arriviamo in piazza, la processione rientra, è quasi ora! Ci sono migliaia di persone, è veramente incredibile..manca oramai solo un’ora. Chi rientra a casa, chi si fa un panino, chi attende soltanto, perché si dimentica persino di avere fame. Usciamo con gli strumenti, all’improvviso abbiamo tutti gli occhi addosso, è meraviglioso, perché appena metti piede sulla piazza, proprio a fianco delle scalette del duomo, non vedi l’ora di suonare quell’inno straordinario che tutti unisce e nessuno divide. Aspettiamo il via dagli addetti ai lavori, e intanto improvvisiamo qualche motivetto della canzone popolare per far trascorrere il tempo. La gente comincia a chiederci “ma quando si va?”, “ma non è ora?” , nel frattempo giunge la voce che il Cavallo di Fuoco è pronto per partire dal deposito, con una nutrita schiera di sostenitori al seguito; questo serpentone aspetterà la Banda proprio alla fine del corso. Siamo pronti, il sindaco sta per dare l’attacco, la marcia n°23 sta per prendere possesso di un paese intero! Dovremo percorrere la strada che va dalla piazza fino a raggiungere il Cavallo, che nel frattempo ha percorso un tratto di circonvallazione, trainato dai membri della Confraternita Madonna di S. Giovanni. Ed ora veniamo alla risposta che diedi tempo fa, citata proprio all’inizio del discorso. Beh, la domanda che mi venne rivolta era: “Cosa significa per te compiere quel tragitto suonando per il Cavallo?”. La risposta avete già avuto modo di leggerla. La banda inizia, la folla si esalta, i cori erano già stati provati da un pezzo, ma ora tutto è magico, niente può scrollarci di dosso queste emozioni! Facciamo strada, tutti dietro a noi, si va! Si arriva al punto stabilito, poi si ritorna, sempre suonando, riportando trionfalmente il Cavallo di Fuoco nella piazza, pronto per essere acceso poco dopo che la Banda cessa di suonare. Il resto è talmente straordinario, che bisogna semplicemente essere lì e goderselo. Mi ritengo una persona molto fortunata, in pochi hanno avuto l’onore di suonare per il Cavallo, io ho avuto persino l’occasione di potervelo raccontare.

Mauro Di Marco

credits - cavallodifuoco.com - all rights reserved - contatti
CSS Valido!